Lunedì, 17 aprile 2006
Apple: compie 30 anni e decide di portarsi il 'diavolo' in casa.
10:00 PM | Pierino Donati|
Il 1° di aprile Apple ha compiuto trent'anni, che per una società che produce essenzialmente computer abituata a misurare il trascorrere del tempo con il raddoppio del clock dei microprocessori ogni 18 mesi possono sembrare secoli, e probabilmente in termini informatici lo sono. Uso personalmente computer della mela ormai da vent'anni ed ho pertanto vissuto tutti quei momenti in cui Apple sembrava sia sul punto di sfondare sia sul punto di sparire, con entrambe le situazioni che si sono ripetute diverse volte. Ci sono stati però due momenti che ho vissuto con ansia profonda il primo nella parte centrale deli anni novanta, quando Apple, dopo aver consentito ad altre società di costruire 'cloni' del mac, si era contemporaneamente resa conto che il System usato fin dal rilascio del primo Macintosh (84) cominciava a sentire il peso del tempo per cui risultava necessario pensare ad un nuovo System che venne chiamato con il nome in codice di Raphsody. Il nuovo OS prometteva, sulla carta, meraviglie; ebbe però una vita travagliata, che per certi aspetti assomiglia a quello dell'odierno Vista di Microsoft, ogni sei mesi veniva spostato il termine del rilascio con la giustificazione che si doveva aggiungere o togliere qualcosa. Alla fine non vide mai la luce. Dopo alcuni anni inconcludenti Apple arrivò sull'orlo del fallimento e dovette richiamare in fretta ed in furia Steve Jobs. Un secondo periodo di ansia l'ho vissuto proprio dopo l'arrivo di Jobs, il periodo iniziale è stato molto positivo ma quando Motorola cominciò a non essere più capace di rinnovare adeguatamente i suoi microprocessori continuando a procrastinare il rilascio di un chimerico G5 ricominciai a pensare che per Apple potesse essere veramente la fine. Quando feci un post su Tevac chiedendomi per quanto tempo ancora Apple si illudesse di andare avanti con una 'Panda' quando la concorrenza andava in 'Ferrari' fui subbissato di critiche. Molti utenti (ricordando la volpe con l'uva) si dichiaravno soddisfatti dei loro G4 che giudicavano adeguati per l'utilizzo che ne facevano. L'uscita dei nuovi processori di IBM, chiamati G5, riusci a colmare (nella fascia desktop) il gap di prestazioni accumulato con i normali pc. Jobs che però non aveva dimenticato la lezione di Motorola si era già guardato attorno cercando soluzioni alternative già con il rilascio del nuovo sistema operativo all'inizio del nuovo millenio.

Passaggio a Mac Intel entro due anni.
Quando l'anno scorso, in occasione del WWDC, Jobs ha annunciato che entro due anni Apple sarebbe transitata a Intel per molti è stato uno shock. Ma come dopo aver magnificato le doti dei ppc ora si passa a Intel? Intanto l'ammissione che il Mac OS X aveva sempre girato su processori Intel avrebbe dovuto far capire che il visionario Ceo di Apple questa volta non aveva voluto farsi trovare impreparato. La situazione dei portatili era infatti assolutamente insostenibile, probabilmente sarebbe bastato aspettare ancora un anno perchè Apple si trovasse completamente tagliata fuori da una fascia che ormai rappresentava il 50% delle vendite di computer, e per il desktop la situazione non sarebbe comunque stata molto diversa anche se i G5 sono ancora delle ottime macchine. Si doveva ragionare in prospettiva per cui si è dato vita ad una nuova fase di transizione (in Apple sono state almeno tre quelle più significative) con gli sviluppatori impegnati a riscrivere il codice del software in Universal Binary in modo che potesse girare nativamente anche sui nuovi Mac Intel.
Nuovi Mac Book Pro, iMac e Mac Mini.
La prima parte del 2006 verrà ricordata per il rilascio dei nuovi Mac con processori Intel e per il grande lavoro degli sviluppatori per convertire ad Universal Binary le loro applicazioni. In gennaio Jobs ha comunicato la volontà di accelerare il passaggio ad Intel anche per la fascia alta entro la fine del 2006. Intanto su internet sono cominciati ad apparire i primi confronti velocistici con gli x86 tutti molto positivi a conferma del lavoro fatto anche su Mac OS X. Ma ecco che mentre tutti si affannano a fare previsioni sui tempi della transizione e un sito mette in palio ed assegna un grosso premio al primo smanettone che è riuscito nell'impresa di far girare Windows sui nuovi Mac Intel, in occasione del trentesimo anuversario di Apple Jobs sosprende per l'evvesima volta tutti (o quasi) con Boot Camp.

Con Boot Camp ci siamo portati il 'diavolo' in casa?
L'incredibile è successo: Apple fornisce, gratuitamente, un'applicazione che consente di installare su una diversa partizione dell'hard disk anche Windows o Linux e quindi diventa possibile fare il boot indifferentemente da uno dei sistemi operativi installati. Per molti utenti mac la notizia ha rappresentato un duro colpo alle proprio granitiche convinzioni di poter continuare a vivere in una specie di torre d'avorio (condita da un pochino di spocchia, magari anche giustificata, nei confronti del mondo pc) per cui Boot Camp viene visto come una resa incondizionata che ha portato il peggior nemico in casa, per molti altri questa scelta rappresenta invece una scelta avveduta, lungimirante e di soppravvivenza. Io la penso come il 'buono' quando, in un celebre film di Sergio Leone, dopo che il 'cattivo' lo aveva fatto quasi morire di sete nel deserto si rivolge a quest'ultimo dicendogli: dormo tranquilo perchè il mio peggior nemico veglia su di me. Vediamo il perchè, personalmente, sento di poter appartenere a questa seconda schiera. In realtà se cerchiamo di analizzare, con un pochino di attenzione, la strategia che Apple ha adottato dopo il rientro di Jobs, tutto ha una sua precisa logica, che in parte (per la verità) è anche conseguenza della tecnologia disponibile di volta in volta sul mercato. Sappiamo tutti che Apple vive essenzialmente grazie alla vendita dell'hardware; hardware che però, per la gran parte, non produce direttamente.
Ma il successo di iPod non ci ha insegnato proprio niente?
Quando ormai quasi 5 anni fa Jobs ha presentato il primo iPod dicendo che sarebbe stato un prodotto rivoluzionario che avrebbe cambiato il modo di utilizzare la musica, qualcuno ha pensato (anche se non aveva trovato il coraggio di scriverlo) che Jobs si era bevuto il cervello, a chi mai poteva interessare un così costoso gingillo?. Dopo in periodo iniziale di relativa stasi e soprattutto dopo aver inaugurato su vasta scala l'iTunes Music Store è invece esploso un fenomeno planetario probabilmente destinato a durare ancora per alcuni anni. Perchè è potuto succedere tutto questo? Innanzitutto per la proverbiale semplicità con cui possiano acquistare ed ascoltare (ad un prezzo ragionevole) la musica per poi ascoltarla sul lettore, ma in gran parte sicuramente per l'avvedutezza con cui Jobs ha aperto al mondo Windows sganciando l'utilizzo del lettore e l'acquisto della musica della piattaforma inizialmente utilizzata. Se ci pensiamo un attimo anche la strada che si stà seguendo con il settore dei computer (che rimane e deve rimanere pur sempre il pilastro principale su cui Apple fonda la propria ragione di vita) si stà muovendo (seppur con tempi molto più lenti) sulla stessa strada fin dal rientro di Jobs in Apple. La prima preoccupazione di Steve infatti è stata di far uscire Apple da uno stato di assoluta (o quasi) incomunicabilità con il mondo pc. Chi non si ricorda le peripezie per provare a mettere in rete un mac con un pc? Il successo del primo iMac non è stato anche dovuto all'adozione dell'USB anche che sui pc non era inizialmente così diffusa come lo sarebbe diventata successivamente grazie anche ad Apple? Mac OS X girava si o no fin dall'inizio anche sui processiri x86? Ecco che allora quella che era stata gelosamente custodita come una possibile via d'uscita in caso di mancato rispetto degli impegni di Motorola prima, e di IBM poi, si trasforma in una opportunità per incrementare la percentuale d'installato anche al traino delle stratosferiche vendite di iPod che non sono però destinate a durate all'infinito.
Cominciano a trapelare le principali caratteristiche di Leopard e tutto diventa improvvisamente molto più chiaro.
Sappiamo tutti quanto Apple custodisca, in modo quasi ossessivo, i segreti sulle proprie iniziative future, ma quello che già traspare su Leopard, a mio modesto modo di vedere, chiude il cerchio per quanto riguarda le linee che Apple seguirà nei prossimi anni.

Sono state infatti pubblicate quelle che, molto verosimilmente, saranno le principali caratteristiche di Leopard (Mac OS X 10.5) che verrà presentato in anteprima ad agosto alla conferenza degli sviluppatori per essere rilasciato definitivamente (con molta probablità) già entro la fine dell'anno.
Vediamole assieme:
- Durante l'installazione verrà data l'opzione di creare partizioni per Windows Vista e Linux. Non occorrerà riformattare; a seconda del processore e della RAM, tutti gli OS potranno essere eseguiti simultaneamente e indipendentemente. Servirà un hard disk di almeno 150 GB (consigliati 250) e 2 GB di RAM per eseguire più di un OS. I risultati migliori si avranno con processori Dual.
- Ci saranno molte differenze nel Dock: Quando si aggiungeranno le icone, essere migreranno o si espanderanno sullo schermo a seconda delle necessità. Ci potrà essere più di un Dock e si udirà un suono "boing boing" quando le applicazioni saltellano nell'aprirsi.
- Esisteranno hooks incorporati per un PDA Apple.
- Si potranno aprire insieme tre finestre del Finder, come avendo tre monitor, tutti con applicazioni o OS diversi. In rete, si potranno così visualizzare tre computer e fare, con certe applicazioni, drag & drop dall'uno all'altro.
- Mail, Rubrica indirizzi, iCal, iSight, iChat saranno un'unica applicazione integrata, simile a Entourage ma migliore.
- Complessivamente sarà più veloce del 35-40 per cento.
- Non ci sarà più Sherlock, perchè sostituito dai Widget.
- Numerosi bug fix, e uno Spotlight totalmente rifatto completeranno il tutto.
Leopard sfrutterà pertanto completamente le caratteristiche di virtualizzazione già implementate nei nuovi processori di Intel.
La nuova release dell'OS di Apple sfrutterà pienamente la caratteristiche più interessanti dei nuovi processori di Intel ed in particolare la virtualizzazione. Avevamo subdorato qualcosa già a gennaio (anche se Apple non ne aveva volutamente parlato) che questo poteva essere l'asso nella manica di Apple. Far girare contemporaneamente più sistemi operativi con la possibilità del drag & drop fra di essi.
Fantastico!, specialmente per i programmatori ma anche per gli utenti mac che (parlo per esperienza diretta) dovevano, quasi per forza, avere un grigio pc per quelle alcune applicazioni che su mac proprio non si trovano e che mai sarebbero state portate sull'OS della mela. Pensiamo poi ai vantaggi per coloro che usano abitualmente mac per progettare lavori pluripiattaforma potendo testare in tempo reale la compatibilità di quanto realizzato.
In base a un'indagine pubblicata, negli Stati Uniti, proprio il mese scorso (prima quindi del rilascio di Boot Camp) ben un 13,5% di studenti interpellati si è dichiarato molto interessato ad acquistare un mac se questo avesse avuto la possibilità di farci girare anche Windows.
Business Week ha recentemente indicato Apple (per l'anno appena trascorso) come la prima azienda al mondo (non solo dell'informatica) per la capacitè di interpretare ed adattarsi al mercato grazie ad una non comune capacità di innovazione che sembra scritta nel suo dna.
E se Mac OS X è stato giudicato, dalla principale rivista per pc, come il miglior sistema operativo esistente ci saranno pure dei motivi validi per sfruttare a fondo il momento favorevole.
Ecco perchè tutte queste considerazioni portano alla conclusione di poter affermare come l'anno in corso potrà essere un'anno decisivo per la definitiva affermazione di Apple.
A me personalmente non interessa che Apple sostituisca Microsoft (non potrà mai succedere perchè Microsoft è diventata troppo potente finanziariamente e politicamente) anche perchè in parte finirebbe con il copiarne i difetti, ma che Apple aumenti l'installato sì che mi interessa. Mi interessa perchè con l'aumento della base di installato esisteranno più programmi visto che sarà più conveniente realizzarli e questo porterà a migliorare in continuazione anche l'hardware e l'OS X che ci gira sopra. Insomma si creerà in circolo virtuoso.
Dal confronto con Vista abbiamo poco da temere perchè quando uscirà, costringendo fra l'altro la gran parte dei produttori di pc a rinnovare completamente il parco macchine a causa delle esose richieste hardware del nuovo sistema di Microsoft, Apple avrà già ristabilito le distanze grazie a Leopard che diventerà pertanto l'asso nella manica da calare nei confronti di un OS (Vista) che si sta avvicinando al momento del rilascio già pieno di falle e di codice da ricompilare costringendo quel 90% di utenti, che lo possono potenzialmente usare, a cambiare computer ed a rinnovare la gran parte del software utilizzato.
Ecco perchè, se questo sarà lo scenario nel quale ci muoveremo nel prossimo futuro, pensare ad un raddoppio dell'installato di Apple nei prossimi due-tre anni non sarà fantascienza.
Ma sono solo rose o c'è anche qualche spina?
Insomma questa volta sembra che Intel voglia rispettare, o addiruttura accelerare la road map dei nuovi processori, per cui le uniche preoccupazioni e/o pericoli attuali, a mio modesto modo di vedere, possono derivare solamente da:
- la lentezza nella riscrizione del codice in Universal Binary di alcune killer applications (vedi per esempio la Creative Suite di Adobe) che difficilmente vedremo girare in modo nativo prima della primavera del prossimo anno,
- la potenziale minor remunerazione che potrebbe derivare nel porting dei giochi su Mac "grazie' alla possibilità di farli immediatamente girare sul Mac, vista la presenza di Windows, senza attendere diversi mesi per avere la versione per mac,
Per entrambe le cose Apple deve stare molto attenda a non sottovalutarne i rischi attuali e potenziali. Si dovrebbe cercare in ogni modo di rendere il più semplice e facile possibile la vita ai programmatori chiamati ad uno sforzo (ricompilazione per UB) che proprio così semplice (come sembrava a sentire Apple) non è, la stessa cosa dovrebbe essere fatta nel cercare di mettere a disposizione dei Tools che facilitino al massino il porting dei giochi
L'anno in corso sarà pertanto decisivo per il futuro di Apple, speriamo che la buona stella che accompagna Jobs continui a risplendere ed a brillare come ha fatto e sta facendo in questi ultimi anni.
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